I disturbi temporo-mandibolari (DTM) rappresentano un insieme eterogeneo di condizioni che coinvolgono l’articolazione temporo-mandibolare, la muscolatura masticatoria e le strutture correlate. Per la loro natura multifattoriale, i DTM richiedono un corretto inquadramento diagnostico e un approccio terapeutico basato sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.
L’importanza di una diagnosi specialistica
La letteratura sottolinea come la gestione dei DTM debba iniziare da una valutazione clinica specialistica, affidata a odontoiatri e chirurghi maxillo-facciali, in grado di distinguere le diverse forme di disturbo (muscolare, articolare o misto) e di definire il percorso terapeutico più appropriato.
Per questo motivo collaboro da anni con professionisti altamente qualificati, con l’obiettivo di offrire al paziente un trattamento integrato e condiviso.
Bite e mascherine ortodontiche: strumenti diversi
È importante chiarire che il bite occlusale e le mascherine ortodontiche sono dispositivi diversi, spesso confusi dai pazienti ma con finalità differenti.
Il bite, definito anche come “placca occlusale” è un dispositivo terapeutico reversibile, utilizzato nel contesto dei DTM per modulare l’attività muscolare e ridurre il sovraccarico articolare.
Le mascherine ortodontiche, invece, hanno come obiettivo il movimento dentale e rientrano in un trattamento ortodontico, che non è indicato come terapia specifica dei disturbi temporo-mandibolari.
Il bite: cosa dice la letteratura scientifica
Secondo le evidenze attuali, il bite occlusale è considerato uno strumento terapeutico non invasivo, utile soprattutto nella fase iniziale del trattamento dei DTM.
La letteratura lo descrive come un ausilio sintomatico, in grado di:
- ridurre il sovraccarico dell’articolazione temporo-mandibolare,
- modulare l’attività dei muscoli masticatori,
- proteggere le superfici dentali in presenza di bruxismo.
Le revisioni più recenti concordano sul fatto che il bite non rappresenti una terapia risolutiva e che il suo utilizzo debba essere limitato nel tempo e inserito all’interno di un piano terapeutico più ampio.
Ad oggi, la letteratura non indica una superiorità clinica del bite superiore rispetto a quello inferiore, né viceversa: la scelta del dispositivo viene effettuata dal medico sulla base delle caratteristiche individuali del paziente.
Bite, disco articolare e click mandibolare
Le evidenze scientifiche attuali non supportano l’ipotesi che il bite sia in grado di recuperare alterazioni strutturali del disco articolare o di risolvere in modo causale i click articolari.
In alcuni casi, il rumore articolare può ridursi temporaneamente durante l’utilizzo del bite, ma tale effetto è generalmente legato a un cambiamento funzionale e non a una reale modifica anatomica dell’articolazione.
Ortodonzia e disturbi temporo-mandibolari
La letteratura più recente indica che l’ortodonzia, ad oggi, non può essere considerata né una causa diretta né una terapia risolutiva dei disturbi temporo-mandibolari. I DTM sono condizioni multifattoriali e non riconducibili esclusivamente a fattori occlusali.
Un approccio integrato basato sulle evidenze
Alla luce delle attuali evidenze scientifiche, la gestione dei DTM richiede un approccio multidisciplinare. Il bite può avere un ruolo specifico ma limitato nel tempo, mentre l’osteopatia si inserisce nel percorso terapeutico lavorando sulla funzione, sull’equilibrio muscolare e sulle connessioni tra i diversi distretti corporei, sempre in collaborazione con i medici specialisti coinvolti.
